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La Mia Vita

  Mi chiamo Luigi Rapisarda e vivo a Tremestieri di Catania in Sicilia. Vorrei raccontare qualche episodio della mia vita ed i motivi che mi hanno portato ad avviare questa petizione sul DNA ai fini del riconoscimento della paternità.

Qualche anno fa mio padre Antonino, quando era ancora in vita, mi rivelò di appartenere non alla famiglia Rapisarda di cui porto il cognome ma alla famiglia Calì, e che suo padre non si chiamava Francesco Rapisarda ma Alfio Calì. Questa rivelazione mi sconcertò e mi rimase per molto tempo impressa nella mente. Qualche mia reminiscenza d’infanzia ora iniziava ad avere senso; ricordo che mio padre chiamava “cugino” persone apparentemente estranee, ricordo certe sue lettere che mandava in Argentina, ma il cui contenuto non riuscì mai a leggere perché venivano celate. Un giorno ad essere sincero mi capitò tra le mani una di queste lettere che iniziai a leggere per trarne un senso, ma proprio in quel momento mi sorprese mio padre e gentilmente la prese dalle mie mani dicendomi di lasciare stare la cosa…

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E' STATO PUBBLICATO IL LIBRO #VERITA'

Descrizione
Per secoli i figli definiti “illegittimi” sono stati destinati al macello esistenziale, segnati nel cuore e nell’anima per tutta la vita, senza la possibilità di rivendicare alcun diritto. Il vergognoso appellativo ha eretto muri di infelicità, come accadde in Sicilia nei primi del Novecento al protagonista di #verità.

“e mentre gli altri ricevevano un abbraccio paterno, a me è toccato il destino più crudele, quello che spetta ai buoi quando vengono marchiati; sono stato costretto a vivere circondato dalla menzogna e da collusi silenzi, che mi hanno ricordato costantemente quella tremenda etichetta di figlio illegittimo.”

La “contastorie poeta” siciliana Mirella Maria Grazia Cristaldi dà voce ai protagonisti con versi di potenza emotiva e narrazioni intimiste, per raccontare le catastrofi affettive che colpirono Antonino e tutta la sua famiglia, in un periodo storico controverso e doloroso che portò alla Seconda guerra mondiale

Il libro narra di una storia vera è acquistabile a soli 10 € sul sito dell'editore in questa pagina

 

 

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Compatibilità  DNA  personale:

Due esami DNA effettuati >>>

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............riprendi la lettura

Ma torniamo a noi, quando mio padre mi lasciò, la mia curiosità fu tale che iniziai una ricerca volta a scoprire le mie vere origini. Chi erano questi Calì? Come mai mia nonna Pasquala Galeano, moglie di Francesco Rapisarda aveva avuto un figlio con questo Alfio Calì? E perché dal lato del mio presunto nonno Francesco non si avevano sue notizie perché scomparso misteriosamente prima della nascita di mio padre........

Raccolsi quanti più dati biografici potevo trovare sulla famiglia Calì e così ricostruii l’albero ancestrale, ma più indagavo sulle vicende e più la strada si faceva misteriosa e difficile. Alle mie domande che ponevo alla gente di mia conoscenza di Giarre, dove la mia famiglia ha vissuto, ricevevo solo risposte evasive. Molti cambiavano subito discorso, altri preferivano non dire nulla, nemmeno sulle sorti di mio nonno Francesco che sinora nessuno mi ha saputo dire dove sia morto. Con fatica scoprii che Alfio Calì, all’epoca dei fatti un giovane, proveniva da una famiglia benestante il cui padre era notaio e che aveva un fratello di pochi anni più grande di nome Antonino. Questi due successivamente emigrarono in Argentina, probabilmente a seguito delle vicende e problemi che avevano causato in paese e alla famiglia, che, rimasta senza padre, veniva governata dal cognato di questi, un certo Ingegnere Finocchiaro.

Indagai anche per ciò che concerne la nascita di mio padre e scoprii che il suo atto di nascita appariva alquanto bizzarro. Nel suo atto datato nel mese di novembre appariva essere figlio del “fu Francesco Rapisarda” “morto il 13 maggio scorso” secondo le parole della levatrice, una persona che secondo le voci del paese non sembrava essere persona molto attendibile. Ma il 13 maggio scorso non risultava nessun atto di morte a carico di “Francesco Rapisarda” e nemmeno nell’anno, e nemmeno tra il 1898, anno di matrimonio con mia nonna Pasquala ed il 1906, anno di nascita di mio padre. Pensai, forse è morto in altro comune e la sua morte è registrata altrove, ma nulla…in nessun comune della provincia di Catania risulta questa morte. Ripensai, forse emigrò all’estero ed è morto fuori, nemmeno…in Libia, Tunisia, Egitto mi hanno risposto che non risulta un simile atto di morte ed il nome di Francesco Rapisarda non figura nemmeno nelle liste di sbarco di Ellis Island negli Stati Uniti da cui passavano tutti gli immigrati per farsi registrare. Ma allora mio nonno quando è morto? Dove? Ed in quali circostanze? Mistero, solo misteri. E mi venne in mente un episodio raccontatomi di come il fratello di mia nonna Pasquala, appresa la notizia che era incinta, in uno scatto d’ira prese un calesse con un fucile in mano per dirigersi verso dove? Per poi essere fermato immediatamente... Cosa lo aveva spinto a quel gesto così estremo?

E che dire anche dei figli di Francesco e Pasquala prima della nascita di mio padre? Non ne hanno avuto nemmeno uno e questo dopo 8 anni di matrimonio, segno di una evidente sterilità che alla luce di quanto raccolto sembra essere stata dalla parte di Francesco. Ma ecco che nonostante questa sterilità di coppia Pasquala rimane “incinta” dal marito che però intanto è morto. Non appare sospettoso questo evento? Due anni dopo la nascita di mio padre mia nonna ha un secondo figlio e questa volta da padre “Ignoto”. Chiaro, non si poteva affibbiare il figlio a mio nonno Francesco visto che risultava morto da più di 2 anni, la prima volta erano stati abili a nascondere l’unione illegittima di mia nonna con il Calì, la seconda no.

Molte di queste cose le appresi sia da alcuni racconti, che ad essere sincero non sono mai stati molto esaustivi, ed altro dai dati reperiti presso le anagrafi. Ma i dati anagrafici si sa non descrivono le sfumature e le vicende della vita di una persona ed questo mi ha creato non pochi ostacoli. Eppure quello che racconto non possono essere favole. Recentemente ho riscoperto un diario di mio padre dove chiaramente si riferisce a suo padre “Alfio” di cui indica le date e tante altre informazioni anagrafiche di alcuni di questi personaggi. Mio padre sapeva molte cose, ma io non ebbi mai modo di chiedere perché nella mia gioventù non mi fu rivelato niente di tutto questo.

Intrapresi anche una causa per fare riconoscere il mio reale cognome e rendere giustizia a questa vicenda. Purtroppo le cause sin qui tentate non hanno portato ad alcun esito a mio favore e questo perché le leggi italiane non sono mutate dopo 50 anni di storia. Non si è in grado di vedere il quadro più grande della situazione ed i giudici si soffermano solo ai cavilli e alle leggi interpretandole per quelle che sono. Ma è anche vero che non esiste una possibilità per coloro che vogliono farsi riconoscere la paternità di appellarsi alle leggi esistenti perché non esistono alcune in tal senso. E senza un atto di morte del mio presunto nonno Francesco Rapisarda non si è in grado di dare una prova che possa ribaltare la situazione.

Alla metà di Novembre 2014 in coincidenza di una mia visita al paese natale dei miei genitori mi sono intrattenuto  in una lunga, casuale conversazione con il mio compaesano Angelo Calì, circa i tempi remoti e le persone di lontano ricordo, come spesso accade in occasioni del genere. Un insieme di memorie sfumate, circostanze dubbie e qualche pettegolezzo di allora, inducono il Calì a formulare un'ipotesi temeraria di parentela con il sottoscritto.

In particolare, ipotizza il Calì, la madre del Rapisarda Antonino, Pasquala Galeano, si sarebbe, con il marito assente, morto probabilmente nel 1902 o emigrato da anni dal quale più nulla si sapeva, unita in concepimento con il giovane Alfio Calì, suo prozio; da questa unione sarebbe, appunto, nato Antonino, ma l'essere Galeano donna sposata avrebbe indotto ad imporre al piccolo il nome Rapisarda onde evitare scandalo.

Da qui nacque la mia idea di provare un test del DNA unitamente in accordo con Angelo Calì che di sua spontanea volonta volle partecipare, ci recammo presso lo studio del dott. Elio Insirello per effettuare il test.

Con nostra grande sorpresa i risultati ottenuti dal test hanno dimostrato una compatibilità genetica tra noi due il che prova l’esistenza di un antenato paterno comune in epoca storica. Come potrebbe esserci compatibilità genetica tra due persone con cognomi diversi a meno che uno dei due non abbia effettivamente avuto un cambio di cognome?

Il DNA è senz’altro una prova certa e viene tutt’ora utilizzato per dimostrare la paternità o maternità tra genitori e figli, ma non esiste ancora una legge in materia.

Mi appello allora al buon senso degli italiani, quante situazioni ambigue di paternità si potrebbero risolvere con l’ausilio del DNA? Perché non creare una legge che possa aiutare persone come me ad avere riconosciuti i propri diritti che non vengono tutelati dallo Stato e da una Legge che aspetta di essere riformata e cambiata in molti aspetti?

 

                                                                                                                     Prof.   Luigi Rapisarda

 

 

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